Copyright © 2016 - Nova Cana
71° anniversario della prima apparizione - 2 Giugno 2018
cliccare sulle immagini o
sui titoli per selezionare
Qui sotto alcuni degli
eventi più importanti
Condividi
Commenta
PREGHIERA ALLA CAPPELLINA DEL BOCCO 2 GIUGNO 2018 (scarica il PDF)

Il mondo ha bisogno di pace. Senza la pace viene meno la speranza nel futuro, e la creatività, anziché usarla per costruire questo futuro, la usiamo per difenderci dai mali generati da un mondo senza pace.
Mi sono domandata molte volte: perché non riusciamo a vivere in pace tutti, dal momento che la pace, assieme all’amore, è l’anelito più grande a cui gli esseri umani aspirano?
Mi sono anche data la risposta: se è vero che pace e amore sono i desideri che accomunano nel loro profondo la maggioranza degli esseri umani, è altrettanto vero che l’umanità si è data una visione di sé non omogenea alla costruzione della pace stessa.
Ho dovuto riflettere molto sulla visione del mondo che ho ricevuto nell’esperienza mistica, e su come adattarla alla realtà in cui vivo.
Mi pare chiaro che Maria abbia voluto mostrarmi e farmi comprendere la dinamica del mio desiderio-esigenza e di tutto ciò che di più profondo io e qualunque altro essere umano custodiamo nel cuore, affinché il rapporto fra noi possa rispecchiare questo desiderio di pace e di amore.
Se questo non accade è perché la lettura che abbiamo fatto di noi e degli altri è estranea alla realtà personale: è astratta, come se si parlasse di qualcosa di alieno, non di noi stessi.
Una lettura in cui, nella migliore delle ipotesi, noi siamo i buoni e tutti gli altri sono i cattivi, quindi diventa legittimo assumere atteggiamenti difensivi affinché nessuno invada il nostro spazio.
Con questa visione apriamo la via a tutti gli egoismi, li legittimiamo come modalità di sopravvivenza, e da ciò si generano le ingiustizie e ogni tipo di iniquità, fino alle guerre di sterminio.
C’è ancora una visione peggiore, quella che non salva nessuno: tutti siamo malvagi, tutti siamo peccatori, per cui l’unica speranza di salvezza è riposta nell’intervento di Dio.
Questa è la visione che mi ferisce di più perché rivela la perdita di contatto con il nostro desiderio di bene, con la nostra radice umano-divina che, se pur solo con il desiderio, ci permette di intuire la strada del nostro compimento.
Questa condizione si è venuta a creare in seguito all’errata concezione che abbiamo sempre avuto della natura umana concepita come mancanza, oppure in seguito a un evento nel quale l’uomo si è macchiato di una colpa iniziale che ha poi “contaminato” per sempre tutta l’umanità.
Come si può costruire la pace con simili visioni di noi?
Per costruire la pace bisogna prima di tutto cercare di realizzare la giustizia, ma per realizzare la giustizia bisogna cambiare la visione che abbiamo di noi: quella visione che ci considera malvagi e impotenti a fare il bene, impotenti a trasformare il desiderio di bene in relazioni di speranza e di amore.
Più passano gli anni, più comprendo il messaggio e la visione degli esseri umani che Maria mi ha donato, e che Lei ha incarnato per prima.
Essa è una visione ri-creatrice, perché ci aiuta a vederci come il Creatore ci vede, ci aiuta a capire che il desiderio di felicità che alberga nel nostro cuore è la nostalgia della qualità del Creatore che potrebbe diventare anche la nostra se ci dessimo il coraggio che ha avuto Maria, cioè scegliere il nostro desiderio d’amore come nostra qualità identificativa.
Questa visione, che annuncia la pienezza dell’umanità conquistata nel suo dipanarsi nella Storia, e che evolve sempre di più nella consapevolezza di sé e delle proprie possibilità, è sempre più necessaria e urgente per trasformare questo mondo in mondo delle persone, coscienti di avere un fine, uno scopo; in altre parole ciò vuol dire essere se stessi, ovvero sviluppare quella originalità che fa ognuno di noi un “unico” e che permette la comunione fra “unici” da vivere come dono vicendevole.
La visione della bontà e delle possibilità degli esseri umani è quanto mai urgente per poter costruire il mondo della “persona”, il solo che può garantirci la pace, l’amore e la felicità.
Maria, qui, è venuta a insegnarci la via della felicità sulla terra. Parole inconsuete. Queste parole dobbiamo intenderle molto bene. Non è venuta a portarci un regalo né a chiederci qualcosa, ma a insegnarci il Suo processo di umanizzazione che l’ha portata a realizzare la Sua pienezza e la Sua felicità. E’ venuta a dirci che noi abbiamo le stesse Sue possibilità, la stessa Sua dignità, e che meritiamo lo stesso amore e la stessa attenzione che il Creatore ha riservato a Lei.
Siamo qui su questa terra per condividere la felicità con Dio, e per dare compimento a tutti i desideri di pienezza che gli esseri umani hanno avuto lungo i secoli passati, e per dare speranza a sé e a tutti quelli che verranno.
La nostra esistenza soggettiva ha un grande valore, e questo lo possiamo gustare nel momento in cui estendiamo anche agli altri la qualità che sentiamo dentro e che abbiamo scelto come nostra qualità identificativa. Allora diventiamo felici di esistere, felici di sapere che ci sono tanti altri esseri umani con i quali condividere questa felicità, donando il nostro specifico, nella speranza di ricevere altrettanto per la crescita continua sempre più caratterizzata dall’amore e dalla consapevolezza di essere davvero gli eredi di Dio.
Questa terra dobbiamo trasformarla nel paradiso che gli esseri umani hanno sempre sognato. Possiamo farlo perché essa è il nostro ambiente al quale possiamo dare la stessa qualità che abbiamo immaginato debba avere il paradiso, e questa terra ci risponderà con tutti i suoi doni e tutte le sue bellezze che solo noi possiamo apprezzare: per questo è fatta per noi.
Maria ci ha detto di guardare questa terra e di trasformarla da valle di lacrime in ambiente per la nostra felicità; di guardare dentro di noi, perché lì scopriremo il nostro desiderio che è la nostra possibilità di darci la qualità del Padre.
Guardare questa terra per trasformarla da ambiente necessario alla vita in ambiente per la relazione amorosa fra gli esseri umani, è bellezza per tutti: è la nostra Creazione!
Ricordare il tuo messaggio, o Maria, è necessario. Prendere atto delle nostre possibilità altrettanto. Ma la scelta di incarnarle nella nostra vita di tutti i giorni sta solo nella libera scelta di ognuno di noi.
La condizione dell’essere umano è la libertà di scegliere di essere un “unico”, una persona che, partendo dalla propria unicità, si apre a tutto ciò che c’è con intenzione amorosa; e ciò ci rende felici; oppure possiamo scegliere di restare chiusi in noi stessi senza scopo, e questo è il non senso della vita.
La tua sollecitudine, o Maria, ci ricorda le possibilità che abbiamo tutti come creature. Ma a me, e a tutti coloro che sono “in cammino”, permettici di gridare: svegliamoci in fretta!
Prendiamo atto delle possibilità che abbiamo e che avvertiamo come desiderio-esigenza. Diamoci il coraggio di essere felici. Non permettiamo più che nessuno umili, schiacci, uccida un altro essere umano!
Facciamo finalmente la scelta di essere noi, di riconoscerci eredi del Padre con la stessa vocazione d’amore. Facciamo nuove tutte le cose: per la nostra gioia e per la gioia del Creatore, perché è questo che Egli si aspetta da noi.
Maria, aiutaci a trovare il coraggio per fare la tua stessa scelta.
Aiutaci a mantenere la fedeltà in noi stessi, come hai fatto tu.
Sappiamo che l’agire è nostra responsabilità, ma tu stacci vicina perché contemplandoti possiamo vincere la paura del nuovo e la tentazione di credere che tutto sia inutile.
Fa’ che il nostro canto possa essere come il Tuo.
Tutto è possibile perché siamo gli eredi dell’Altissimo, che noi chiamiamo Padre.

Grazie Maria!

Bocco, 2 giugno 2018

Angela Volpini
Parole chiave
Cerca