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L'udienza con il Papa - (pag. 99)
rilegato in pelle bianca, che il Comitato del Bocco aveva appositamente preparato per il Papa. Madre Gemma Giannini, amica di S. Gemma Galgani e fondatrice delle Sorelle di S. Gemma, mi ottenne di entrare nel ristretto cerchio di persone vicino all’altare di S.Pietro. Il Papa allora scendeva e s’intratteneva qualche istante con ognuna. Quando gli venni presentata, il papa esclamò: “Ah, la Volpini, quella della lettera!”. Io gli rammentai il mio caso di coscienza, oggetto della lettera. Il papa se ne ricordò e, stringendomi le mani, con uno sguardo che non dimenticherò mai, mi disse: “Figlia mia, per un cattolico il primato della coscienza è indispensabile per avere un rapporto personale con il Padre, con il Figlio e lo Spirito Santo; poi deve fare il possibile per essere unito, nella carità, con tutta la Chiesa, che cammina pellegrina sulla terra verso il Regno. Sii forte e misericordiosa!”. Il Papa era Pio XII. Queste parole personali del Papa mi furono di grande conforto. Non solo. Il Papa mi benedisse e passò oltre. Iniziò il colloquio con la persona che si trovava vicino a me, poi, improvvisamente, tornò indietro e allungò la mano per prendere il fascicoletto in pelle bianca che tenevo alquanto nascosto dal velo. Infatti, presa dallo scrupolo di disobbedire al mio Vescovo, che non voleva portassi la mia questione a Roma, e un po’ anche per paura di qualche ritorsione – perché dopo l’inoltro della lettera di cui ho detto, da Roma avevano mandato a Tortona un Visitatore apostolico –, avevo deciso di non consegnarglielo. Così, per l’emozione e per le ragioni accennate, trattenevo saldamente l’opuscolo e costrinsi il Papa a fare almeno tre tentativi prima di cederlo. Avutolo in mano lo sfogliò, soffermandosi sulle pagine. Allora, facendomi coraggio, aggiunsi: “Santità, ho altre parole della Mamma celeste da dirle, ma non qui”. E lui: “Ci vorrebbe un’udienza particolare, è vero. Ci sarà, ma ci vuole pazienza! Intanto, una particolarissima benedizione”. Alla fine dell’udienza, partì in sedia gestatoria col mio fascicolo sulle ginocchia, ed in me rimase enorme l’impressione della sua semplice e grande paternità. Mentre però, emozionatissima, parlavo al Papa, questi non afferrò alcune parole a motivo della mia esile voce e si rivolse ad un giovane prete, che era vicino a me, perché gliele ripetesse. Dopo l’udienza questo prete volle incontrarmi per sapere qualcosa di più. Fu così che lo conobbi come padre Juan Arias. L’incontro con questo prete, avviato agli studi biblici e dall’intensa spiritualità, fu molto importante per la mia vita. Condividemmo tutte le speranze di rinnovamento della Chiesa, il Concilio, il ’68, e cercammo insieme di modificare l’immagine corrente di Dio attraverso articoli e libri. In quegli anni pubblicò: “Il Dio in cui non credo”, “Cristo da riscoprire”, “Preghiera nuda”. Fu un’amicizia che non ha risentito né del tempo, né delle diverse situazioni di vita in cui ci siamo venuti a trovare. Ancora oggi è un grande amico. Ricordo che c’era molta freschezza in quei libri, editi dalla Cittadella di Assisi.
-Piuttosto, Angela: cosa c’era scritto sul fascicolo consegnato al Papa?
Tutti i messaggi che la Madonna mi aveva affidato, compresi quelli riservati.
-È un argomento che dovremo riprendere. Dell’udienza privata, che ne è stato?
È svanita, perché di lì a poco il Papa morì. Anche per la confidenza che godevo di Suor Pasqualina, che poteva molto presso di lui, credo che l’udienza sarebbe andata in porto. Non ce ne fu il tempo.
In quel tempo riflettevo molto sul rapporto coscienza/rivelazione, chiesa/gerarchia, chiesa/popolo, e sul fatto che nella Chiesa l'accento era posto sulla legge e l'obbedienza, anzichè sull'amore, sulla coscienza e la creatività, com'era avvenuto nella mia esperienza. Mi venne in mente di portare la questione direttamente al Papa: misi tutto per iscritto e andai a Roma, decisa a vedere il Papa. Eravamo alla fine del ’57. Non ci riuscii, ma per interessamento di due persone autorevoli, l’on. Scalfaro e mons. Dell’Acqua, sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, feci pervenire la mia lettera al Papa. Ai primi di aprile del 1958, ricevetti improvvisamente una telefonata da Roma, con la quale venivo invitata ad un’udienza del Papa. Partii immediatamente – era il 9 aprile, per l’esattezza –  e presi con me un volumetto rilega
Ferdinando Sudati
Angela stringe fra le mani il documento per il Papa, e quasi non osa consegnarlo nelle mani del Pontefice
I messaggi riservati di Maria per il Papa sono ancora fra le mani di Angela
Angela fa un pò di resistenza, ma alla fine cede e consegna la cartella al Papa, il quale, non avendo udito bene le sue parole, si rivolge a un giovane sacerdote spagnolo, padre Juan Arias, perchè gliele ripetesse.
Il Papa si allontana. Angela e padre Arias, da quel momento, diventano amici.
Ed. Marna
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