noi lo vogliamo, ed intuiamo che siamo anche capaci di costruirlo, se perdessimo la paura di comunicare questo desiderio, questa visione. Scopriremmo che è il desiderio di tutti. Perché allora è cosi difficile vivere e pensare ad un mondo migliore, alla comunità? L’ostacolo più grande è la paura di comunicare il proprio sé. Si teme che l’altro, anziché accogliere l’unicità della nostra persona, la banalizzi, o sia disposto a riconoscerla solo se ricalca il modello che in quel momento è di moda. Noi temiamo l’esporci, il comunicare, abbiamo pudore di dire le cose più nostre e nelle quali ci riconosciamo. Abbiamo paura di essere profanati, anche se la voglia di comunicarci è tanta, e il tenerci tutto dentro ci fa soffrire ed intristire. Immaginare un mondo dove non sia necessario difendersi, dove l’altro ti accoglie e ti ascolta con gioia perché sa che la tua comunicazione è unica e irripetibile, e perciò è il massimo del valore, -questo - è il sogno di tutti. Ma tutti restiamo chiusi nel nostro io e costruiamo grandi difese perché nessuno scorga quello che c’è nel profondo. Siamo persone con il desiderio di comunicare, di essere accolti, di ascoltare e di accogliere, ma solo individui chiusi nella propria soggettività della vita quotidiana. E così nessuno ci può togliere dal dolore, nessuno ci può aprire alla speranza di un futuro migliore. Le nostre difese ci soffocano. Il nostro desiderio è troppo debole per togliere i condizionamenti culturali che non ci permettono di comunicarci come siamo nel nostro profondo. L’abito mentale più comune, impersonale, diviene il comune denominatore per tutti. La persona potenziale, che è ognuno di noi, resta sepolta nel proprio desiderio e tristezza. La comunità che, - comunicando fra noi - potremmo insieme costruire, resta l’orizzonte della speranza e di ogni fede. Si spera che laddove noi abbiamo ceduto la nostra possibilità, altri nostri simili, o altri enti superiori a noi, possano realizzare ciò che noi non abbiamo potuto o voluto realizzare. In questo ripiegamento su se stessi vi è dolore, non senso, e arretramento della creatività umana e della storia, rispetto a quello che potrebbe esserci. Non vi siete mai domandati perché grandi civiltà arrivano fino ad un certo punto e poi spariscono? Ebbene, io sostengo la tesi che quando l’uomo arriva a realizzare i contenuti della sua cultura, termina la sua evoluzione. A questo punto se egli non fa un salto di qualità, liberando la sua fantasia e creatività, non può che morire. L’uomo, per continuare la sua storia, deve permettere alla sua fantasia le più azzardate ipotesi. Deve lasciarla libera di pensare a un mondo migliore rispetto a quello in cui si è trovata a vivere, deve poter pensare ad un mondo d’amore dove egli è necessario per dare e ricevere amore. Dove lui è il referente di tutto l’amore del mondo ed è ancora lui la sorgente di tutto l’amore per l’altro. L’uomo non deve temere la propria creatività, perché è ad essa che è affidata la realizzazione delle ipotesi della fantasia. La creatività della persona serve per rendere il mondo come noi lo immaginiamo nel nostro desiderio d’amore e armonia. La creatività di ogni persona è il dono singolare che essa può fare agli altri, a tutto il mondo. Ed è, appunto, con la creatività che ci si pone in relazione originale ed unica con ogni altra persona. E questa relazione fra le persone è l’inizio della comunità. Non ci può essere comunità se non vi è persona…. Non c’è persona se non c’è relazione creativa tra le persone…. E la persona nasce da un suo autonomo atto creativo ispirato dal desiderio, il quale contiene sia il nostro fine che la nostra identità, appunto, come desiderio. Incominciare a comunicarsi il proprio desiderio, senza paure e pudori, vuol dire incominciare un processo che ci porterà lontano…. Ad essere persone e a progettare assieme la comunità come arte di vivere insieme nella gioia.
Angela Volpini - 18 marzo 1999 Isole Canarie
...La comunità di cui parlo non è la semplice aggregazione del vivere, così come ci capita nel nostro venire al mondo, ma è il progetto di come noi concepiamo la convivenza umana, ed il tipo di rapporto che vogliamo instaurare con l’altro. In una parola è il modo in cui noi concepiamo i rapporti tra gli uomini, e come vorremmo che questi interagissero fra loro per poter usare, per il bene di tutti, originalità e creatività, e fare così un mondo più bello, più buono, più giusto. Un mondo in cui sia piacevole viverci. Nel profondo del nostro desiderio, questo tipo di mondo noi