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Autonomia e Libertà - (cap. 1° - pag. 1)
violentemente proprio per la semplicità della comunicazione di un messaggio linguaggio che, affermando la realtà ultima dell'uomo, escludeva tutte le mediazioni e fondava sulla libertà il cammino per raggiungere tale realtà definitiva. Gli altri, la gente semplice che era attorno a me, intuivano che ciò che io avevo da comunicare era importante, di fondo, legato alla vita.. Ma non comprendevano, non possedevano più la chiave di lettura della propria coscienza e quindi del proprio fine. Questa gente era costretta a elemosinare la lettura della propria coscienza e del proprio fine a coloro che arbitrariamente si erano posti come mediatori fra Dio e la coscienza, anziché annunciare e promuovere l'evento della "terra nuova" ed essere così specchio pubblico dove la coscienza personale potesse riflettersi e riconoscersi. Questi mediatori arbitrari io ho incominciato a identificarli come i padri di ogni tirannide. Essi, impedendo alla gente semplice di riconoscere la propria coscienza come luogo dove Dio si intrattiene con l'uomo e luogo dove nasce il punto di forza, di luce e di autorità personale, si sono sostituiti alla coscienza. Sostituendosi alla coscienza personale e proclamando l'obbedienza come il solo cammino di salvezza, hanno reso l'uomo fragile, insicuro, smarrito, disperato, e pronto ad accogliere ogni progetto esterno che gli promettesse salvezza, pace e benessere. Lo hanno, per così dire, educato a prostituirsi come cosa a ogni potere, riconoscendo a esso autorità, non avendo più la propria, cioè quella della coscienza, alla quale fare appello come punto fermo, di luce costante, verso il proprio fine di pienezza. E tutto questo in nome di Dio, di quel Dio che io avevo conosciuto come fonte di libertà, fonte di amore e di creazione, che mi spingeva a cercare tutto quello che poteva esistere e ad accogliere l'altro da me con appassionata gioia e dolore: gioia nel riconoscere a tutti le stesse possibilità di vivere la vita di Dio e dolore nel constatarne il rifiuto non solo per scelta, ma soprattutto per ignoranza. Questo Dio, oggetto del mio amore, della mia gioia, fonte della mia felicità d'esistere che mi spingeva a gridare in tutto il creato: “ci sono per amare come Lui" ...  Questo Dio veniva descritto come un misero tiranno che dava legittimazione a ogni tirannia. Questo è il peccato che io non perdonerò mai ai mistificatori dell'immagine di Dio, del mio Dio che ha fatto l'uomo uguale a Sé nell'amore. Questi tiranni, che hanno deturpato l'immagine di Dio e reso schiavi gli uomini ad ogni tipo di potere, impedendo loro di conoscere la propria immagine attraverso la coscienza, hanno costituito il problema della mia vita.
...che, prima di allora, anche se più o meno sapevo esistesse, non pensavo dovesse entrare tanto violentemente nella mia vita. Questo mondo si chiamava "vescovo". Questo altro da me, al quale ero aperta come altra me stessa, anche se solo lo conoscevo attraverso l’esperienza mistica, e mi accingevo a conoscerlo nella sua realtà con l’entusiasmo di dargli la mia esperienza e di riceverne un gioioso accoglimento e il conforto di un rapporto fraterno, paritario, indispensabile per il mio andare avanti e per fare assieme la “terra nuova”, si rivelò un’aggressione drammatica non solo al mio essere persona distinta da tutto il resto, ma soprattutto alla mia dinamica necessità di sviluppo...Questo altro da me, cosciente di quello che io portavo, in grado di capire il messaggio linguaggio di libertà, di amore, di divinizzazione, mi aggrediva violentemente
Angela Volpini
(segue  dalla pagina "Libri e Dvd")
Ed. Celit
Prezzo: 12 E
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