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Questa presenza pazientemente aspetta che il cuore dei figli di Gerusalemme si intenerisca, la mente si rischiari, la volontà segua il desiderio di pace e di bene che non è ancora del tutto morto in nessun cuore umano. Quando questo avverrà, allora le campane avranno un senso nel loro suonare. Il muezzin dal minareto potrà anche lui annunciare la gloria degli uomini oltre che quella di Dio. E gli uomini del Muro del pianto finalmente potranno danzare di gioia. Allora lo sguardo di Gesù su Gerusalemme potrà essere uno sguardo di compiacimento e Lui potrà finalmente esclamare: "Non sono morto invano!". È questo sguardo di dolore e di speranza che ho incontrato a Gerusalemme. Uno sguardo sospeso perché da solo non può né coronare la speranza né sprofondare nel dolore. Quello sguardo mi ha riconosciuta come amica nella speranza e compagna nel dolore e, in quel dolore aperto alla speranza, ho sentito il "suo" abbraccio. Un abbraccio vitale e mortale. Le sue braccia stringevano me e l’umanità intera. Un’umanità che mi schiacciava con il suo peso, oltre che con la sua presenza: io per stare dentro a quelle braccia, che tutto raccoglievano, mi sentivo stringere fino a morire. La "sua" morte, la "sua" passione, il "suo" amore io li ho vissuti così a Gerusalemme. Poi, dopo questa comunione con "Lui" e gli altri, tutti gli altri, ho incominciato a pensare alla "sua" storia e immaginare i "suoi" pensieri mentre percorreva quelle vie, mentre guardava quelle colline, quelle mura e quel cielo, e mi pareva di capire che cosa egli fosse venuto a fare a Gerusalemme. Mi sembrava così chiaro che l’obbiettivo principale di Gesù fosse quello di far capire ai suoi contemporanei, a noi e agli uomini di tutti i tempi che il Regno di Dio, sostanza del Suo amore, è già in mezzo a noi, perché noi ci siamo. Il Suo Regno è la creazione come sovrabbondanza del suo amore e i figli che ne sono gli eredi devono assomigliargli, amando, perché il Regno sia godibile e visibile. Che rivelazione! Che scandalo! Povero Gesù, sei morto di una morte orribile per testimoniare il tuo amore di uomo e il tuo amore di Dio, per testimoniare la tua unità con il Padre e con tutti noi. Ti sei lacerato nell’abbracciare tutta l’umanità di cui anch’io ho sentito la possente stretta e, nonostante ciò, siamo ancora al punto di partenza, nella pura possibilità... Forse no, forse siamo un poco più avanti. Sappiamo che ciò che hai rivelato è possibile perché Tu sei risorto”. Pensavo ancora: "lui" parlava con la gente seguendola nella sua concreta realtà quotidiana e nel medesimo tempo stimolandola ad esprimere sempre nuove possibilità. Come mi sarebbe piaciuto vederlo cacciare i mercanti dal Tempio, vederlo discutere con i dottori della Legge, inveire contro i bigotti farisei e ironizzare con i romani! Chissà perché gli uomini di quel tempo non hanno capito che effettivamente "lui" portava una "buona novella" e che "lui" voleva solo comunicare quanta importanza avesse l’essere umano visto che Dio lo ha creato e vuole un rapporto con lui! Ma i suoi contemporanei e i dotti di Gerusalemme, come altri dotti dei tempi nostri, erano e sono  troppo occupati a disquisire sulle norme, sulle leggi, sui riti, sui comportamenti, sulle finanze e ancora peggio, sulle guerre. Tutte cose che fanno soffrire l’uomo, mentre sulla sua regale dignità non si spende una sola parola. Nessuno riconosce il valore dell’unicità di ogni persona. Gesù ha pianto per questo terribile vizio degli uomini e continuerà a piangere finché essi non miglioreranno. Invano ha offerto in dono la sua vita per dimostrarci il suo amore e testimoniare la verità della sua unione con il Padre e con noi... Noi continuiamo a non capire. Chissà come gli sarà parso strano tutto quel fermento di riti, di sacrifci attorno al Tempio! Chissà come sarà stato amareggiato dalla distanza che i suoi contemporanei avevano con Colui che egli chiamava "Papà"! Chissà come era ferito dall’immagine che gli esseri umani avevano e hanno tuttora di Dio!

Angela Volpini
Lo sguardo su Gerusalemme

Gerusalemme, il tuo fascino seduce le menti più razionali e gli animi più miti! Sei fatta di una materia che gli esseri umani ben conoscono, ne sono impastati. Ti assomigliano, o meglio, tu esprimi tutte le loro velleità e ambiguità. Una città sacrale: lo respiri fino alla nausea. Una città dove preghiere, canti, processioni, campane, minareti e danze piangenti ti soffocano. Ti espropriano del mondo reale dei viventi per immergerti in un mondo surreale, drogato, fantasioso. Ma in questa città strana continua a esserci una presenza forte, un richiamo solenne, una speranza nascosta in uno sguardo che tutto abbraccia e come una chioccia sotto le sue ali difende e riscalda i suoi pulcini dai nemici a costo della vita.
Angela Volpini - Marcel Capellades
Passione d'Amore
Ed. Marna
Prezzo: 12 E
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E' ora disponibile anche la versione in catalano
ed. Abadia de Montserrat