La comunicazione di sé si delinea sempre più esplicitamente come oggetto di desiderio e di senso complessivo dell’esistenza. La scelta dell’amore, mentre da un lato fonda la persona come massima diversità, dall’altro la chiama all’unità della comunicazione, senso e contenuto dell’amore. Ogni essere umano è impenetrabile, in quanto permane una scissione fra il suo essere soggettivo e l’oggettività del suo apparire nel mondo. L’aprirsi dell’io alla comunicazione è un atto di libertà, e l’intesa sul senso, anche se non esplicita, è ciò che
che tiene insieme l’umanità. La comunicazione non può che darsi con il suo contenuto totale, originario fino alla solitudine. La coscienza, come esperienza diretta e non mediata di sé, è il suo luogo, e il linguaggio è essenza del rapporto e dell’esperienza fra gli uomini. L’uomo, infatti, privato della sua origine - la coscienza di sé - è anche privato del suo linguaggio proprio. A differenza di quanto avviene nella comprensione intuitiva, nella comunicazione che include gli altri e il mondo, la razionalità comporta complessità, siamo cioè nella storia. L’altro si mostra nella misura in cui il soggetto che osserva e riceve si dilata alla comunicazione. La comunicazione intersoggettiva sta nell'ascoltare, nel contemplare il mistero d’amore in cui siamo immersi, e nel capire che ogni uomo ha, in definitiva, un solo desiderio: quello di essere accolto e amato come unico. La storia diviene, allora, progetto di comunicazione personale, via di compimento, necessità di accoglimento e svelamento. In definitiva, nella vera comunicazione si rivela il divino.
Comunicazione
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