La libertà, indipendentemente dal grado di coscienza raggiunto, è una qualità costitutiva dell’uomo, che può essere esercitata o meno, in quanto è il soggetto che si fa libero, dopo aver scelto di essere libero. È la qualità che consente di dilatare o restringere le esigenze dell’uomo. Mediante la scelta, cui è inseparabilmente unita, la libertà origina la possibilità di autocrearsi, fondando l’identità di ciascuno. L’autocreazione è la scelta fondante di sé, della propria soggettività assoluta. L’esercizio radicale della libertà pone quindi l’uomo di fronte a due opzioni: scegliere
scegliere di esercitare la propria libertà oppure adattarsi al dato. Esercitando in seguito la libertà, il soggetto si trova davanti a due condizioni: la creatività e la necessità. La prima gli appartiene tanto quanto la libertà. La necessità è invece una condizione interna ed esterna alla natura dell’uomo stesso. Perciò la libertà è anche solitudine estrema. A nessun altro possiamo dare meriti o colpe delle nostre scelte o dei nostri atti.
Nell’esperienza della libertà, l’uomo, attraverso una visione autonoma del mondo, verifica la propria potenza di crearsi o distruggersi come vuole.
Questo è il vero potere e il dilemma profondo di ogni uomo: sviluppare la cultura del senso e della libertà qualificandosi come soggetti comunicanti e creativi, oppure cedere alla tentazione dell'onnipotenza, seguendo l’esercizio del potere sugli altri.



La libertà nell'esperienza mistica di Angela Volpini

Durante l’esperienza mistica con Maria avvenivano altre esperienze, o meglio conoscenze. Avveniva ciò che io definisco l’esperienza di Dio, e cioè quello stato di conoscenza e godimento dal quale ho tratto tutto ciò che conosco di Dio e dell’uomo, e dentro questa esperienza ho conosciuto e assaporato la libertà. 
Ho sperimentato la potenza dell’uomo, la mia potenza e l’impotenza di Dio. 
Sperimentavo la mia onnipotenza, l’esserci per sempre senza bisogno di Dio. Sperimentavo la possibilità di sostituirmi a Dio o di entrare in comunione con Lui e con ogni cosa attraverso la sua stessa scelta d’amore. 
La tentazione di onnipotenza è sempre forte nell’uomo ed è anche una scelta facile perché l’uomo dispone della libertà di farla, della creatività di gestirla e soprattutto permette all’uomo di avere risultati immediati per soddisfare il bisogno di possedere cose e dominare sugli altri a riprova dell’onnipotenza stessa. 
Sperimentavo la seduzione che ha coinvolto Satana ed il fascino di essere punto di riferimento per tutti coloro che non sanno ancora di essere liberi, ma si credono dipendenti e debitori di qualcuno. 
Sperimentavo la non necessità di Dio perché c’ero io. Sperimentavo quanto Dio si fosse perduto e annullato nella sua creazione. Sperimentavo tutto ciò come misura dell’immenso e infinito amore di Dio per le sue creature, dalle quali fa dipendere la sua stessa felicità. 
In quel momento io ho pronunciato il mio irrevocabile: "io sono e sono per sempre". Ho sentito l'infinita distanza creaturale in tutta la mia diversità dal mio Creatore, e allo stesso tempo l’infinita vicinanza per la possibilità di compiere la sua stessa scelta. 
In quel momento si è costituita pienamente la mia libertà, la mia identità, la mia differenza e similitudine con il mio Creatore. Io sono, e sono prescindendo ormai dal mio Creatore! E questo è l’atto di amore che mi costituisce unica, libera e per sempre. 
È da questa esplosione d’amore che si genera la vita cosciente. È da quest’amore che nasce l’esperienza di libertà, che è un abisso, un vertice, natura, sostanza, pienezza, desiderio, possibilità. 
Compresi la gratuità e l’esuberanza dell’amore e capii che il porre in essere il nulla nella pura possibilità, affinché l’uomo si faccia e si crei come vuole, è il massimo dell’amore: Dio dà tutto di sé a noi. Tutte le sue qualità sono accessibili alla sua creatura. 
Dio non ama star solo, ma non obbliga le sue creature a stare con Lui. Egli attende che dalla loro libertà nasca il gusto e la nostalgia di condividere l’amore che ci ha generati. 
Compresi che per esercitare la libertà, che costituisce la radicalità umana, l’uomo deve avere due condizioni: la creatività e la necessità. La creatività gli appartiene come la libertà. La necessità è invece una condizione interna ed esterna all’uomo stesso: appartiene alla natura di cui egli è signore e parte, signore però solo quando si emancipa da essa. 
Ho compreso che ancora una prova dell’amore di Dio è quella di averci posto nella minima condizione di essere affinché, attraverso una sequela di piccole e grandi scelte coerenti, riuscissimo ad autocrearci come piaceva a noi e a costruirci un mondo a nostra misura ed immagine. 
Senza la necessità l’uomo non potrebbe esercitare la sua libertà attraverso la creatività. Se tutto fosse fatto già secondo i nostri gusti, che ci servirebbero la creatività e la libertà? Altrimenti a che ci servirebbero lo spazio ed il tempo? 
Dobbiamo infatti fare e farci, per esercitare la creatività e la libertà! 
Noi siamo creature costituite dall’amore di Dio nella libertà, che è il nostro significato e nella possibilità di ricambiare tale amore, che è il nostro senso e fine. La libertà ci fa veri. Veri nel bene, veri nel male. E proprio nel momento in cui noi riusciamo ad esercitare la libertà della scelta di una strada piuttosto che di un’altra, noi siamo uomini veri.
La libertà è un immenso fardello che ci carica di una responsabilità assoluta, della quale non possiamo neppure far carico o colpa a Dio. Per Dio, infatti, la libertà dell’uomo è il significato del suo amore per noi, e per noi è il senso del nostro esserci. Con la libertà Dio consegna l’uomo a se stesso e l’uomo non può più chiedere niente a nessuno. 
Questa scelta non è solo sulla nostra persona, ma anche sul nostro mondo e quindi interagisce anche con la libertà degli altri. 
La libertà è quindi il punto più sublime e delicato dell’uomo. Ma senza di essa non vi è l’uomo. Senza l’esercizio della libertà l’uomo resta nella pura possibilità: in lui vi è solo la creazione divina, ma non l’autocreazione umana che dà compimento all’uomo rendendolo idoneo all’autotrascendimento dall’umano al divino. 
La libertà nell’uomo è quasi sempre avvertita come colpa e quando la si esercita la si fa sempre contro qualcuno o qualcosa. Viverla come espressione di sé con naturalezza è ancora una cosa ..."non naturale". 
L’uomo è signore del suo ambiente e di se stesso: è poco meno di Dio, e a Dio può opporsi, mentre Dio non può più rinnegare la sua creazione.
La libertà dell’uomo è davvero la misura dello sconfinato amore di Dio ed è la misura della regalità della nostra umanità. 
Questa qualità possiamo usarla per trasformare il mondo in quel paradiso da cui diciamo di essere usciti a motivo della stessa libertà. 
La libertà ci fa uomini veri capaci di dire sì all’amore del Padre e capaci di porre termine alla necessità in quanto non più necessaria alla nostra scelta di perfezione, perché il sigillo dell’amore ha contrassegnato tutte le scelte.
Libertà
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