La ragione è la qualità dell’uomo che, riconoscendo le esigenze, distingue senza separare e contemporaneamente unifica il molteplice senza ridurlo alle sue parti; è uno strumento della libertà. Ragione e libertà ci distinguono dagli animali e danno significato al nostro essere al mondo. Attraverso la ragione, gli uomini si assumono la responsabilità dei loro atti e gesti, hanno la possibilità di comunicare fra loro attraverso il linguaggio e di costruire un’oggettività, la loro forma, una realtà intera (credenze, culture, ecc.) in cui vivere, un ordine che
capiscono e che dà sistemazione al tutto, che li comprenda e li acquieti. Per questo diciamo che gli uomini hanno, nella ragione, anche se solo parzialmente, la propria qualità, sanno riconoscere l’origine e il mantenimento dell’umano e, seguendo l’esplorazione della conoscenza, si possono permettere ogni tipo di ipotesi, di orientamento umano, di civiltà, di sviluppo. Se la ragione è insufficiente a dirci i fini dell’uomo, senza ragione questi fini li perderemmo per sempre . Anzi, il massimo utilizzo che l’uomo può fare della ragione è proprio nell'esplorazione, distinzione e definizione del senso, senza peraltro esaurirlo, perché può riconoscerlo infinitamente sorgivo. La ragione non può essere divisa dall'esperienza: se la ragione non comprende e non riconosce l’oltre noi, ma trova senso fuori di noi, smarriamo l’esperienza di noi. La ragione non finalizzata alla qualità e continuità complessiva della vita, non ha che la morte come campo ed esercizio della propria potenza. La crisi della ragione è soprattutto una visione finita del mondo e dell’uomo, che questi non può accettare perché del tutto estranea al suo desiderio. Ma quando riusciamo a porre, con la ragione, l’eterno nel finito, noi diventiamo infiniti.
Ragione
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