Il senso della vita è l’atto creativo che dà gusto ed unità alla propria esistenza, nella continuità delle proprie scelte; è il senso che ciascuno si dà fondandosi sulle proprie scelte. Se il senso della vita non se lo dà l’uomo, soggettivamente, costruendolo nel tempo secondo la forma che gli è propria, non gli resta che raccogliere quello che trova all’esterno di sé, o di rimanere fermo, fissato nel tempo, che tuttavia sente fluire. L’uomo non è fatto per ricevere significato, ma è fatto per dare significato a tutto, traendolo da sé. L’uomo nasce dall’amore
dall’amore e per l’amore. Tuttavia sulla persona e sulla sua libertà pesa una legge a doppia faccia, quella della necessità che proviene dal passato e quella della finalità specifica di ogni persona. Questa finalità è la vocazione e la realizzazione intima e vera della persona che, permettendogli di riconoscere i limiti del passato, la stimola a trascenderli. L’uomo che dà senso alla propria vita, scopre la felicità nel rivelarsi agli altri; ma per rivelarsi agli altri, nella comunicazione, deve aver fede nel senso che si è dato. Le risposte di senso che ci forniscono le diverse tradizioni, sono riferite alla vita, ma non alla vita personale, perché hanno trasferito fuori dall’uomo il senso della sua vita. L’immagine di noi che ci viene offerta dalla cultura corrente e dalle religioni è spesso negativa. La cultura dominante, impostasi come modello di omologazione, porta ancora i segni di archetipi precristiani, e, finora, non ha sviluppato un linguaggio che rappresenti adeguatamente la nostra soggettività. Per la maggioranza degli uomini, fede e senso della vita non sono che sogno o fantasia: ignoriamo che il senso e il gusto della vita non ce lo possono dare né il sapere, né il potere, né la religione o la cultura, e che spetta a ciascuno di noi dare dignità culturale ai propri desideri-esigenze.
Senso
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