Il tempo, come lo spazio e l’ambiente, è il mezzo necessario per raggiungere il fine. Ogni uomo, nascendo, si trova a disporre di sé nel tempo, il quale aspetta di essere trasformato in storia. Perciò la prima azione creativa della persona è quella di non subire il tempo come condizionamento, ma di usarlo come possibilità per la propria creazione, ponendo nella realtà dell’esserci il proprio desiderio-esigenza. La persona cosciente, creativa e comunicante, sconfiggendo la paura del morire prima, e la morte poi, entra nel sempre. Ogni uomo, infatti, è capace
capace di sperimentare il trascendimento del limite dell’ “ora”, per entrare nel “già e non ancora”, ovvero nel “già personale” e nel “non ancora comunitario e storico”. L’attitudine corretta è dunque quella di riconoscere la potenzialità creatrice, inedita, là dove si manifesta, ricordando che la creazione non è una lacerazione con il passato, ma il porre nella realtà del tempo-spazio una determinazione delle infinite possibilità, di cui si è preso coscienza man mano che il tempo fluisce in questa realtà. La paura della morte ci aliena dalla vita, ci fa vivere in funzione del morire e catalizza la nostra fantasia per fornirci una possibile risposta al dopo morte. E così il tempo reale dell’uomo, in cui si può seminare il “sempre”, viene sciupato e distrutto davvero per sempre. La pienezza dei tempi è il punto di arrivo dell’umanità realizzata. È questa la presa di coscienza in cui non c’è più differenza fra l’eterno e il finito. La consapevolezza di sé, acquisita da Maria, rappresenta questo traguardo, emblematicamente raggiunto da una creatura umana.
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